Istinto creativo: Intervista a Laura Santini

2012/05/30 - Written by Alessandro Mangiarotti
Istinto creativo: Intervista a Laura Santini scultura
Istinto creativo: Intervista a Laura Santini
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Stavolta sono arrivato in anticipo. È metà aprile e ci sono 27 gradi. Ma solo per oggi. Domani torneremo a otto gradi. Ci vuole un fisico bestiale (come diceva Luca Carboni) per abitare aMontréal! E mentre ci penso mi siedo sui gradini del Museo McCord. Sto aspettando l’artista Laura Santini, che ha esposto una sua scultura all’interno del museo.

Intanto penso agli scultori che ho incontrato, alla loro fisicità, penso a Mario Mertz, a Pino Spagnulo, Anish Kapoor e alla loro forza fisica, quasi a dimostrazione che la scultura richiede un fisico adatto, un po’ come succede ai pugili. Poi penso alle scultrici che ho incontrato e mi rendo conto che non funziona allo stesso modo.
Al contrario degli uomini sono spesso aggraziate e in forma. Hanno delle mani
abili, forti, a volte nodose, mani abituate a lavorare con la materia e a modificarla. E poi arriva Laura Santini e non mi sorprendo: è esattamente come mi aspettavo.

Alessandro Mangiarotti: Il pezzo che presenti al Museo
McCord si chiama “XTINCT” ed è un orso polare fatto di gusci di ostriche, due
specie a minaccia di estinzione...

Laura Santini. Il tema di questo lavoro è l’estinzione. L’orso polare, il carnivoro più grande della terra, è in pericolo e volevo fare qualcosa a questo riguardo. Negli ultimi anni, in Nuova Scozia, dove abbiamo una casa, abbiamo notato che anche molluschi come ostriche, cozze e vongole stanno sparendo; adesso si trovano solo di allevamento, non più selvatiche. Sono attratta dai paradossi: il più grande e uno dei più piccoli animali, con gli stessi colori e tonalità, stanno scomparendo. Ho deciso di creare una scultura incorporandoli.

Volevo una pelle d’orso maschio e ho scoperto che costa 10.000$. Poi, una persona molto gentile si è fidata di me, me l’ha prestata e l’ho portata in studio. Ho costruito una base in legno e l’ho messa sopra. Volevo vedere la misura e la massa di un orso morto per terra. Ho formato il volume dell’orso con una struttura a diversi strati di rete metallica e l’ho riempita con rami, foglie, carta, lana e cotone.

I gusci di ostriche non sono incollati, ma tessuti con filo metallico sulla struttura di rete. La tessitura, come azione parallela all’estinzione: una tecnica lenta e irreversibile come l’esitinzione stessa.

Ho dovuto cercare le ostriche, 2500 gusci di ostriche! E allora per due anni ho continuato a girare per ristoranti e pescherie, che me le davano ma pensavano che fossi matta (e ride). Le ostriche andavano divise per forma e misura e poi lavate in candeggina, perforate con un trapano prima di cucirle tutte... Le unghie delle zampe sono delle gallocce nautiche usate per attraccare le barche, scolpite e
patinate di nero. Il naso è un morsetto da idraulico in acciaio, anche lui patinato.
Gli occhi di vetro li ho presi da un imbalsamatore e i denti sono veri, di un orso polare.

A.M. Sicuramente la mole di questa tua scultura è impressionante e verosimile: quanto pesa questo lavoro?

L.S. 500 libbre; un orso polare maschio medio pesa 700-900 libbre. Volevo far vedere/far sentire il peso della scultura (da morto, come un tappeto).

A.M. Alla Biennale di Venezia dello scorso anno, Vittorio Sgarbi ha voluto un padiglione dedicato al genio artistico italiano all’estero. Quanto conta l’essere italiana nel tuo lavoro?

L.S. Molto, perchè parte della mia genetica è italiana. Quando sono venuta ad abitare a Montréal avevo 16 anni. Questa è la città dove sono andata all’università e dove ora sto crescendo le mie due figlie. Ho appena finito un lavoro che si chiama “Let’s get out of here” che è fatto da 25 ramazze (le scope di saggina dei giardinieri e degli operatori ecologici NdR) fatte venire dall’Italia e legate tra loro con corda. È un oggetto che qui è scomparso (sostituito da rumorosissimi aspiratori a motore) e difficile da
trovare anche in Italia; lavoro perpetuando l’idea dell’estinzione di un oggetto e di una tecnica...

A.M. La tua professione ti porta a creare diversi lavori pubblici, puoi citarne qualcuno tra i piu’ famosi?

L.S. “Trampolino” scultura che è posta all’ingresso del Centro Leonardo da Vinci, realizzata nell’anno 2000; “Veritas” del 2010, per Selwyn House School, “Venere e la gabbia” per Chateau Westmount Square e altri ancora.

A.M. Lavori principalmente il bronzo, una tecnica antica e molto praticata in Italia.

L.S. Sono italiana e la tecnica di fondere il bronzo mi è molto familiare. È sicuramente una tecnica tra le più antiche, anche se oggi si possono usare materiali supertecnologici molto recente. Ho utilizzato spesso fonderie artistiche italiane, ma anche alcune in Quebec, Toronto e negli Stati Uniti. Passo metà del mio tempo in Italia, dove ho uno studio, presso la fonderia con cui collaboro e dove realizzo lavori sul posto...

Usciamo dal museo, tornando nel Sole, in questa giornata invernale col clima di Miami. Peccato che duri solo qualche ora. Tutto il contrario dei lavori in bronzo di Laura Santini, che resistono tranquillamente alle intemperie delle stagioni e al passare del tempo e delle mode.  

www.laurasantini.com

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