Le origini del mito di San Nicola

2012/11/30 - Written by Giovanni Princigalli
Le origini del mito di San Nicola
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Nell’anno 1087 l’abate Elia di Bari ordinò a 62 marinai baresi di imbarcarsi per le coste turche, tra Rodi e Cipro. I Turchi, infatti, avevano da poco conquistato la piccola città di Myra, dove erano custodite le spoglie di San Nicola, che della città fu vescovo e vi morì il 6 dicembre del 343 d.C. La missione dei marinai consisteva nell’impossessarsi delle reliquie del Santo per portarle in quella parte dell’Adriatico che restava saldamente cristiana. 

A Bari, i marinai furono accolti come degli eroi e San Nicola fu, fin da subito, amato e venerato.             

Ma dato che la città aveva già un Santo patrono, ossia San Sabino, l’abate Elia propose alla cittadinanza di scegliere: “Sabino o Nicola? Chi volete come Patrono?”. I baresi scelsero quest’ultimo, ossia il nuovo e il diverso, che divenne, così, San Nicola di Bari. In suo onore fu eretta una bellissima Basilica, tra i più importanti monumenti in stile romanico d’Italia. Purtroppo l’abate Elia morì prima della fine dei lavori. Nei mosaici e nelle statue che lo raffigurano, il Santo ha la pelle scura. Fu così che un santo straniero e moro, fu adottato e italianizzato, anzi “baresizzato”, visto che il nome più diffuso in città è proprio Nicola, in dialetto locale: Nico, Colino e Ba Cola.    

Accanto a questa forma di appropriazione, loca liz zazione e naturalizzazione di un Santo non italiano, che addirittura spodesta il tradizionale Santo locale, si assiste a un fenomeno inverso: l’internazionalizzazione di San Nicola, che diventa il Santo dei due mondi, dell’Est come dell’Ovest.        

Bari, infatti, è conosciuta anche come città del Levante, poiché è il porto dell’Europa occidentale che più di altri si affaccia ad Est: verso la Grecia, l’Albania, la Croazia e il Montenegro. Il mare Adriatico è dunque una frontiera che divide ma che può anche unire, non solo cristiani e musulmani, ma anche cattolici e ortodossi.

Per un lungo periodo, in Italia, Bari fu, oltretutto, la capitale dell’Impero bizantino (di religione ortodossa). Da secoli, non solo i pellegrini cattolici giungono a Bari (gli stessi crociati visitavano la Basilica prima di recarsi in Terra Santa) ma anche tantissimi pellegrini russi, serbi e greci. Va aggiunto che la Basilica di San Nicola è la sola chiesa cattolica a ospitare anche una cripta ortodossa, oltre che un tesoro di doni preziosi (l’oro di San Nicola) offerti da Zar, nobili e religiosi dell’Est.

La doppia identità del Santo, nato a Myra (nell’Est) ma trapiantato e rinato a Bari (in Occidente) fa si che esso sia festeggiato due volte: il 9 maggio (giorno in cui i marinai baresi tornarono vittoriosi dalla loro missione) e il 6 dicembre (giorno della sua morte).    

A maggio viene rievocato l’arrivo dal mare di quei 62 marinai, che i baresi acclamano dall’alto delle antiche mura medievali o dal lungomare, costruito negli anni Trenta.  

A dicembre, invece, la statua del Santo, in processione, viene portata in giro per la città vecchia. Entrambe le feste si concludono, la sera, con spettacolari fuochi d’artificio. San Nicola, salvato dai marinai, le cui reliquie attraversarono il Mediterraneo dalla Turchia a Bari, divenne nel ‘600 il protettore dei marinari olandesi che, in navigazione nell’Atlantico alla volta di Nuova Amsterdam (la futura New York), posero il ritratto del Santo sulle loro navi. San Nicola divenne così Santa Nikolaus, la cui bella e grande chiesa a lui dedicata sorge ancora oggi a New York.     

San Nicola divenne in epoca moderna un Santo globalizzato, da Beirut alle Americhe. Di nazione in nazione e di secolo in secolo, fu venerato come Santo del Dono, oltre che come protettore dei bambini e dei marinai.              

Trai suoi miracoli più noti si ricorda il salvataggio di tre bambini e il dono di monete d’oro gettate attraverso una finestra per offrire sostegno a una famiglia bisognosa. Tra il ‘700 e l’800, in Nord Europa, alcuni miti pagani (come quello di Sinterklass che portava regali) si fusero alla venerazione cristiana di San Nicola. Nel 1823, lo scrittore newyorkese Clement Clark Moore scrisse la poesia “A visit from Saint Nicholas”, nella quale il Santo di Myra e di Bari fu per la prima volta rappresentato come un elfo cicciottello, con la barba bianca, un vestito rosso e un pacco pieno di regali. A chiudere il cerchio ci pensò, nel 1931, la Coca Cola che disegnò il babbo natale come lo conosciamo oggi.

Ecco che San Nicola già americanizzato con il nome di San Nikolaus, divenne Santa Klaus, ossia Babbo Natale.

Ma facciamo un passo indietro. Molti storici sostengono che l’abate Elia non volle portare a Bari le ossa del Santo solo per motivi religiosi, ma anche per calcoli politici ed economici, poiché grazie a quella traslazione, Bari accrebbe l’importanza del proprio porto e divenne un centro di grande rilevanza per i traffici commerciali tra Est e Ovest. Ancora oggi i pellegrini (detti dai baresi ziaziti) aiutano non poco i commercianti e gli albergatori locali ma anche i tantissimi abitanti della città vecchia, che si improvvisano venditori ambulanti di noccioline, olive e panini.

Ma ancora più sorprendente è l’operazione commerciale, quasi profana, della Coca Cola, ossia portare un Santo del Mediterraneo tra le nevi del Nord, sbiancargli la pelle e la barba, svestirlo del suo abito vescovile per avvolgerlo in un buffo vestito di lana rossa con un cappello da montanaro. Di questi tempi, Santa Klaus è più conosciuto di San Nicola.

Negli stretti vicoli della città medievale di Bari e in tutta Italia, San Nicola ha, oggi, un altro concorrente. Questa volta, però, non si tratta di un’invenzione pagana ma di un un uomo di chiesa da poco santificato: Padre Pio, i cui ritratti e le cui statue si trovano sempre più nelle case, negli ospedali e per le strade di Bari e dell’intero Paese. Padre Pio è un Santo nuovo. Santa Klaus è un mito moderno.

Il vecchio San Nicola nato secoli e secoli fa, che posto occuperà nel prossimo futuro tra i fedeli di Bari e del Mondo intero? A ben vedere la cripta, costantemente gremita di pellegrini russi, rumeni e serbi, e a partecipare alle sue due feste, tanto affollate, ci sarebbe da sperare che resterà per sempre San Nicola di Bari e dei due mondi, a meno che un giorno, in chissà quale futuro, con una nuova decisione di popolo, non si chiederà ai baresi di scegliere tra lui e Padre Pio o chissà chi altro.

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