Firenze, la culla del Rinascimento

Capitale dell’arte dal XV secolo, la città custodisce i tesori di grandi maestri come Botticelli, Michelangelo e Brunelleschi

2013/07/31 - Written by Fabio Forlano
Nascita di Venere - Sandro Botticelli (1486)
Nascita di Venere - Sandro Botticelli (1486)
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Se l’Italia è la patria del Rinascimento, Firenze è la città che più di tutte ne ha incarnato l’essenza. Un laboratorio a cielo aperto dove arte, scienza e letteratura sono rifiorite dopo gli anni bui del Medioevo. La Renaissance è stata un’esperienza di rottura, concretizzatasi nel ritorno alle origini e nella riscoperta del mondo classico, greco e romano.

Come tutto è iniziato

Convenzionalmente, gli storici fanno coincidere la fine del Medioevo con la scoperta dell’America (1492) da parte di Cristoforo Colombo. In realtà il cambiamento nel mondo occidentale era in atto già da qualche decennio, tra la fine dell’Impero bizantino e il divampare della riforma protestante. In tutto questo, Firenze viveva un periodo di lenta crescita, governata dalle famiglie borghesi della città. Le uniche minacce alla pace dei fiorentini arrivavano dalle mire espansionistiche dei Visconti, signori di Milano. La svolta avvenne con la presa del potere da parte della famiglia de’ Medici. Prima Cosimo e poi Lorenzo, detto il Magnifico, garantirono un periodo di pace e prosperità, finanziando l’opera di artisti e pensatori tra i più grandi della storia.

L’uomo al centro del mondo

Il Rinascimento affonda le proprie radici nel superamento dell’ideologia medievale. Al centro di ogni discorso venne posto l’uomo, soggetto capace di autodeterminarsi e dominare la natura con la propria volontà. La ricerca del piacere e della felicità non sembravano più essere un peccato. Così come il confronto e l’impegno sociale furono intesi quali percorsi obbligati verso il miglioramento della condizione umana.

Chiese e palazzi

L’impronta che il periodo rinascimentale ha lasciato su Firenze si nota soprattutto in ambito architettonico. Una passeggiata tra le chiese e i palazzi più belli della città mostra chiari i segni dello stile quattrocentesco, quando la riscoperta dell’armonia e delle forme geometriche di stampo romano chiusero definitivamente l’esperienza gotica. Il primo grande architetto del nuovo corso fu Filippo Brunelleschi, che già nella Cupola del Duomo aveva anticipato alcuni elementi del cambiamento.   

Tuttavia è con lo Spedale degli Innocenti, e poi con le basiliche di San Lorenzo e Santo Spirito, che il Brunelleschi raggiunse il momento più compiuto dell’architettura rinascimentale fiorentina. Altre testimonianze importanti dell’epoca sono le facciate di Palazzo Ruccellai e di Santa Maria Novella, di Leon Battista Alberti, e Palazzo Medici Riccardi, di Michelozzo.

I grandi mecenate

Molta della produzione artistica del ‘400 fiorentino si deve alle commissioni dei grandi mecenate presenti in città: su tutti quelli della famiglia de’ Medici. Quando Cosimo tornò dall’esilio nel 1434 manifestò subito un gusto spiccato per il raffinato: per lui Donatello realizzò il David, sua opera più celebre che oggi è conservata nel Museo Nazionale del Bargello.

La stessa propensione ha accompagnato il governo di Piero e Lorenzo de’ Medici. Negli anni ‘70 del XV secolo in città si contavano decine di botteghe e laboratori. E Lorenzo, come a voler ripercorrere il mito di Atene, cercò di diffondere l’arte fiorentina in tutta Italia inviando i suoi migliori artisti nelle corti più ricche della Penisola. Il pittore simbolo del periodo laurenziano è Sandro Botticelli, capace di rendere gli ideali classici di armonia e bellezza in capolavori come la Primavera e la Nascita della Venere, entrambi custoditi presso la Galleria degli Uffizi.

L’età dei geni

Dopo la caduta dei Medici e la travagliata esperienza di Girolamo Savonarola, Firenze tornò alla calma sotto il gonfalonierato di Pier Soderini. In quegli anni ripresero le grandi committenze e in città lavorarono, seppur per un breve periodo, tre grandi maestri come Leonardo, Michelangelo e Raffaello.

Al periodo fiorentino di Leonardo da Vinci risale la realizzazione della Gioconda, ritratto di Lisa Gherardini moglie del mercante Francesco del Giocondo. Sebbene sia l’emblema del Rinascimento italiano, la Monna Lisa non ha mai avuto una collocazione stabile in città, essendo stata portata in Francia dallo stesso Leonardo già nel 1516.

Michelangelo Buonarroti, invece, tornò a Firenze nel 1501, ritrovando il clima dei suoi primi anni toscani. Il segno più evidente del suo secondo periodo fiorentino è senza dubbio il David, l’enorme statua di marmo oggi esposta nella Galleria dell’Accademia. Dal 1910, per ricordare la collocazione originaria dell’opera, in piazza della Signoria campeggia una copia del David, che riproduce fedelmente i lineamenti perfetti scolpiti dal Buonarroti.

Ultimo e più giovane dei tre geni che hanno servito Firenze all’inizio del XVI secolo fu Raffaello Sanzio. Marchigiano d’origine, Raffaello ha lasciato alla città la magnifica serie delle Madonne tra cui spicca la Madonna del Baldacchino, visitabile presso la Galleria Palatina.

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