Memoria e Ricordo per un’Italia migliore

2018/02/07 - Written by Filippo Salvatore
Memoria e Ricordo per un’Italia migliore
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Il 27 gennaio ed il 10 febbraio sono due giorni memorabili della recente storia italiana. La prima data celebra il Giorno della Memoria della Shoah, l’olocausto subìto dal popolo ebraico. La seconda il Giorno del Ricordo, la tragedia degli italiani vittime delle Foibe e dell’Esodo dalle loro terre, l’Istria, Fiume e la Dalmazia. 

Il 27 gennaio 1945 i soldati russi aprirono i cancelli del campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz creati dalla Germania nazista per annichilire essere umani ritenuti inferiori: i menomati mentali, gli zingari, gli omosessuali, gli ebrei, o gli avversari politici. In Europa, il continente più civile ed avanzato del pianeta, la scienza invece di un mezzo di liberazione e di progresso, era stata trasformata in strumento di oppressione e di morte. Per evitare che crimini simili a quelli commessi dal regime hitleriano si ripetessero, le Nazioni Unite hanno promulgato nel 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dove vengono riconosciuti i diritti inalienabili di ogni persona in tutto il mondo. L’Italia celebra da un decennio, dal 27 gennaio dell’anno 2000, il Giorno della Memoria perché anche la componente italiana del popolo ebraico è stata vittima della Shoah, come ci ricorda il volume di Primo Levi, Se Questo è un Uomo.

Per evitare che la memoria della Shoah diventasse un avvenimento tragico ma lontano nel tempo, con un semplice e distante significato storico, lo Stato italiano favorisce la riflessione in tutte le scuole del Paese. I giovani sono invitati a capire il ‘perché’ la persecuzione di popoli interi è stata possibile e soprattutto a fare in modo che orrori come quelli perpetrati nella prima metà del Novecento non accadano più. Sono invitati cioè a capire il fondo delle cose, ad evitare la ‘banalità del male’ che cresce come un fungo in superficie, come l’ha definita la filosofa Hannah Arendt.

Si tratta di un invito necessario, perché l’umanità non sembra aver capito ed assimilato il senso tragico della Shoah. Persecuzioni razziali ed eliminazioni in massa si erano prodotte prima della Shoah in Armenia nel 1915-16, in Ucraina (l’Holomodor nel 1932) e si sono purtroppo riprodotte anche nella seconda metà del Novecento di nuovo in Europa (in Bosnia, nella ex Jugoslavia), in Africa, (Nigeria, Ruanda, Darfur) in Asia (Cambogia, Bangladesh, Timor Est), in America (Guatemala) e rischiano di continuare anche nel Terzo Millennio. La storia non sembra essere affatto magistra vitae. La memoria è quindi un antidoto contro la tentazione dell’oblio. Dopo un lungo silenzio di oltre mezzo secolo e la quasi rimozione dalla memoria collettiva nazionale, lo Stato italiano ha scelto il 10 febbraio dal 2005 come il Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’Esodo.

É utile fornire qualche ragguaglio storico per capire quello che è successo agli italiani che vivevano nei territori della Venezia Giulia, dell’istria e della Dalmazia. Alla fine della seconda guerra mondiale la liberazione dall’occupazione tedesca del territorio nazionale ha costituito per loro l’inizio di una tragedia ad opera dell’esercito comunista jugoslavo del maresciallo Tito. Decine di migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono uccisi nelle Foibe (buttati vivi o morti in crepacci carsici) o nei campi di concentramento titini. La loro colpa era di essere italiani e di aver fatto valere la loro italianità su una terra di lingua e di tradizioni italiane da quando era provincia dell’antico impero romano. Si calcola che 350,000 abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono obbligati ad abbondonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici, per non cadere nelle mani delle bande armate jugoslave.

Avvenne nei confronti degli italiani della Venezia Giulia una forma di ‘pulizia etnica’ che è stata poi praticata di nuovo in Bosnia. Si è dovuti aspettare la caduta delle ideologie nel 1989 prima che un avvenimento storico tragico come quello delle Foibe e dell’Esodo potesse essere valutato oggettivamente ed in tutta la sua gravità, come hanno fatto Renzo Martinelli nel film Porzus (1997) e Alberto Negrin nel seriale televisivo Il Cuore nel Pozzo (2005).

A giusta ragione i sopravvissuti agli eccidi delle foibe e le comunità dei Giuliani/Dalmati in diversi paesi del mondo, tra cui il Canada, danno ampio risalto alla celebrazione del loro esodo doloroso. Le iniziative promosse sia in Italia che in diversi altri paesi del mondo assumono un grande valore civile ed umano: mantenere vivo il ricordo di un episodio tragico troppo a lungo volutamente ignorato o dimenticato della recente storia italiana.

 L’importanza della giornata della Memoria da una parte e del Giorno del Ricordo dall’altra consiste in questo: educare le nuove generazioni sui ‘perché’ dell’odio razziale e capire che il ‘bene’ è l’esercizio del pensiero critico che porta alla comprensione, alla tolleranza ed alla pacifica convivenza di etnie diverse su uno stesso territorio. É questa la lezione da tenere a mente nell’Italia di oggi, un paese di immigrazione, con una crescente diversità etnica.                    

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