Torino - From industrial city to tourist destination

Italiano p. 2

2016/01/07 - Written by Paolo Patrito
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Mole Antonelliana, Torino - foto Luigi Bertello

Torino - Da città industriale a meta turistica

 

A cura di Paolo Patrito 

 

“The world comes to Torino”. Con queste parole si concludeva il video emozionale lanciato dal network statunitense NBC in occasione della cerimonia di apertura dei XX Giochi olimpici invernali, svoltisi a Torino nel febbraio 2006. Proprio “quelle” Olimpiadi hanno segnato un punto di svolta per Torino, sancendone definitivamente il passaggio da città industriale legata alla 

 

produzione a luogo di cultura. Un percorso di cambiamento iniziato in realtà sotto traccia alcuni anni prima e ancora oggi in pieno svolgimento, come racconta Francesca Camporeale di Visit Torino,  (www.visittorino.it), un’agenzia che organizza percorsi inaspettati e su misura a Torino e in Piemonte: “L’apertura della nuova sede del Museo nazionale del cinema all’interno della Mole Antonelliana (avvenuta nel 2000, ndr), con il progetto di allestimento a cura dell’architetto svizzero François Confino, è stato un primo segnale importante, che ha riconsegnato alla città un simbolo che negli ultimi anni era un po’ sbiadito,” spiega Camporeale.

“Le Olimpiadi, poi, hanno fatto il resto, perché Torino non è solo diventata meta di un turismo colto, che si distribuisce tra le residenze sabaude, le vie porticate del centro, i musei (alcuni di rilievo internazionale), le gallerie d’arte e i caffè storici. La città è stata riscoperta dai suoi stessi abitanti, che hanno iniziato a viverla anche loro da turisti, a passeggiare la domenica per le sue vie fermandosi a pranzare nei dehors dei suoi innumerevoli bar e ristoranti, a visitare i suoi musei e ad apprezzare le sue eccellenze gastronomiche e artigiane”. Ma non è sempre stato così.

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Via Pietro Micca, Torino - Foto Luigi Bertello

Fondata dai Taurini, una popolazione celto-ligure, attorno al III secolo a.C., la futura Torino diventò poi un accampamento romano, trasformato nel 28 a.C. in colonia, con il nome di Julia Augusta Taurinorum. Al periodo romano si deve la struttura a base rettangolare di gran parte della viabilità, che caratterizza ancora oggi la città, e alcuni monumenti dell’epoca come la Porta Palatina, tuttora visibile, e la Porta Decumana, che è stata inglobata in epoca medievale nel Palazzo Madama.

 

Il medioevo non portò particolare lustro alla città. Caduto l’Impero romano d’Occidente, Torino passò sotto il controllo degli Ostrogoti, dei Longobardi e dei Franchi (773 d.C.). Nel 941, fu creata la Marca di Torino che nel 1046 passò per matrimonio sotto il controllo di Oddone di Savoia. 

 

Nel 1559, Torino divenne capitale del ducato di Savoia, a discapito di Chambery, 

 

e iniziò ad acquisire un ruolo, seppure marginale, nella politica europea. Nel 1706, la città subì un assedio da parte delle truppe franco-spagnole nell’ambito della Guerra di successione spagnola, da cui uscì salva. Nei secoli successivi, il Ducato di Savoia diventò Regno di Sardegna con l’annessione dell’isola. Dopo la parentesi napoleonica, a 

 

inizio Ottocento, il Congresso di Vienna e la Restaurazione fecero di Torino la capitale di un regno esteso alla Liguria. 

 

Con le Guerre di Indipendenza la città diventò la prima capitale d’Italia, seppur per un breve periodo (dal 1861 al 1865). Ceduto lo scettro, prima a Firenze, poi a Roma, per Torino iniziò un periodo di riconversione, da città basata sulla politica ad artefice dell’evoluzione industriale italiana. In città si insediarono attività di ogni tipo, dalle industrie meccaniche agli opifici militari fino ad aziende tessili e di confezione tanto che la città vanta, tra gli altri primati, quello di prima capitale italiana della moda.

 

“CON IL DOPOGUERRA, LA CITTÀ FU TRA GLI ELEMENTI MAGGIORMENTE

TRAINANTI DEL “MIRACOLO ECONOMICO ITALIANO”,

E VIDE LA SUA POPOLAZIONE AUMENTARE A DISMISURA,

FINO A TOCCARE GLI 1,2 MILIONI NEL 1974.”

 

 

L’inizio del Novecento coincide con la fondazione dell’industria automobilistica Fiat seguita, pochi anni dopo, dalla Lancia. Torino divenne una città prevalentemente industriale, cosa che la sottopose a frequenti bombardamenti degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. 

 

Con il dopoguerra, la città fu tra gli elementi maggiormente trainanti del “miracolo economico italiano”, e vide la sua popolazione aumentare a dismisura, fino a toccare gli 1,2 milioni nel 1974. Tra i principali attori di questo fenomeno furono la Fiat e le altre aziende dell’indotto automobilistico, che richiamavano in città manodopera da ogni parte d’Italia. Allo stesso tempo, però, essere riconosciuta come “la città della Fiat” ha relegato per decenni Torino ad un ruolo di grigia metropoli industriale, escludendola di fatto dai percorsi turistici italiani.

 

“UN INIZIALE PROCESSO DI RICONVERSIONE SI ATTIVÒ A PARTIRE

DALLA FINE DEGLI ANNI ’80, FAVORITO DALLE VARIE CRISI

ECONOMICHE CHE INIZIAVANO A RIDIMENSIONARE IL

RUOLO DELLA FIAT A TORINO.”

 

 

Un iniziale processo di riconversione si attivò a partire dalla fine degli anni ’80, favorito dalle varie crisi economiche che iniziavano a ridimensionare il ruolo della Fiat a Torino. È di quel periodo la trasformazione dello stabilimento del Lingotto da impianto produttivo in disuso a centro espositivo e multifunzionale, su progetto dell’architetto genovese Renzo Piano. Negli 

 

stessi anni, la città  è interessata da una serie di cambiamenti urbanistici.

 

Grazie anche ai lavori per la realizzazione del passante ferroviario, si iniziano a recuperare spazi prima occupati dalla ferrovia o da fabbriche dismesse. Nel 1988, debutta una manifestazione che diventa presto importante: è il Salone del Libro che rappresenta, assieme al Salone del Gusto, dedicato alle eccellenze alimentari e organizzato da Slow Food, la punta di diamante del sistema fieristico torinese. 

Palazzo Reale, Torino - Foto Luigi Bertello

 

Sotto la Mole Antonelliana fioriscono nuovi musei, come la Reggia di Venaria Reale, riaperta al pubblico nel 2007 dopo quasi dieci anni di restauri e il Museo Egizio, storica istituzione, seconda al mondo per importanza dopo il Museo del Cairo, restituito alla città nella primavera di quest’anno dopo 3 anni di lavori.

 

Il percorso di crescita di Torino come città a vocazione turistica non sembra fermarsi, nonostante la situazione economica non favorevole. Lo dicono i dati (+6,7 per cento di camere prenotate nel periodo giugno-settembre 2015 rispetto all’anno precedente) e prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui quello della guida Lonely Planet, che ha inserito Torino e il Piemonte al sesto posto della classifica delle mete europee da visitare nel 2015. C’è però ancora molto lavoro da fare, visto che Torino si classifica solo al dodicesimo posto tra le città italiane più visitate dai turisti, ma la direzione è quella giusta, e ormai i torinesi si sono abituati ad avere a che fare con turisti con macchina fotografica e mappa alla mano. Una scena fino a qualche anno fa quasi impensabile. 

 

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