Italy, Love it or Leave it

Luca, giornalista, critico cinematografico e fotografo romano e Gustav, conduttore televisivo e regista originario di Bolzano, debuttano nel 2008 con il film Improvvisamente l’inverno scorso, che riceve una menzione speciale al festival di Berlino, nonché il Nastro d’Argento nel 2009.

Proiettato in prima mondiale al Milano Film Festival lo scorso settembre 2011, Italy: love it or leave it sarà ospite a Toronto per il festival Hot Docs 2012.

Panoram Italia: Dopo l’enorme successo del vostro primo film, quali sono le aspettative per questo nuovo progetto?

Luca Ragazzi: “Ovviamente, dopo il successo insperato e non preventivato del primo film questa volta avevamo molta paura di deludere le aspettative, ma alla sua prima mondiale abbiamo vinto come Miglior film e come Premio del pubblico. Sapere che il proprio lavoro è arrivato a parlare alle persone è una grande soddisfazione”.

PI: Sembra crediate in un “futuro” per le nuove generazioni…

LR: “Gli italiani stanno imparando a proprie spese che per troppo tempo si sono ancorati al passato glorioso che il nostrio paese ha vissuto tra gli anni ’50 e ’60. Eravamo i primi in tutto: nel cinema, nella moda, nella letteratura, nel design. Oggi la situazione è drammatica perché non è mai avvenuto un ricambio generazionale e l’Italia è ancora ostaggio di quelle persone che la governavano a tutti i livelli 40 anni fa. Non appena ci sarà il passaggio di consegne e alle giovani generazioni verrà finalmente data la possibilità di gestire questo paese, siamo sicuri che le cose cambieranno in meglio e entreremo anche noi (seppur tardivamente) nel terzo millennio”.

PI: Come pensate debbano (o possano) cercare di cambiare i giovani italiani?

LR: “I giovani italiani non hanno colpe, somo semmai i loro genitori che hanno sbagliato facendoli sentire iperprotetti, al riparo da ogni rischio. Ma era anche difficile fare altrimenti, in un paese che ha salari bassissimi, affitti altissimi e contratti a tempo determinato. Non riuscendo a farsi una propria famiglia i giovani italiani sono rimasti eterni bambini”.

PI: Gustav ha studiato e vissuto a Vienna e a Londra, Luca ha vissuto a New York. Ritenete utile studiare o lavorare all’estero per un periodo per poi ristabilirsi in Italia?

LR: “Entrambi riteniamo fondamentale la possibilità di un esperienza all’estero, anche e non solo per vedere il proprio paese da lontano e con una certa oggettività. È bello poter viaggiare e vivere all’estero ma è anche bello pensare di tornare a casa e mettere a frutto quanto imparato altrove. Con il nostro film non volevamo dire che è sbagliato andar via, ma solo cercare di spostare l’attenzione dal bicchiere mezzo vuoto a quello mezzo pieno”.

PI: Siete tra i pochi che attraverso il proprio lavoro cinematografico ricercano le ragioni per cui gli italiani dovrebbero restare e non vice versa.

LR: “Sapevamo che, se mai avessimo fatto un secondo documentario, sarebbe stato su qualcosa che ci riguardava molto da vicino. Purtropppo tutti i nostri più cari amici, hanno scelto negli ultimi tre anni di andarsene: chi a Berlino, chi a Barcellona, chi a Londra altri addirittura in Nuova Zelanda. Anche noi ci siamo posti la domanda se restare o partire e abbiamo deciso che sarebbe stato il tema del film”.

PI: Che tipo di reazione ha avuto il pubblico italiano all’estero?

LR: “C’è un momento molto significativo del film in cui lo scrittore Andrea Camilleri dice che chi abbandona il paese che affonda è come un disertore che scappa da un paese in guerra anziché combattere. Anche se evidentemente il paragone che Camilleri fa va visto come una provocazione intelligente, alcuni italiani all’estero presenti in sala si sono sentiti accusati o offesi. Altri invece si sono commossi e ci hanno ringraziato”.

PI: Pensate che il vostro punto di vista possa avere una certa influenza?

LR: “Volevamo far vedere i tanti problemi che il nostro paese sta vivendo ma anche la soluzione a questi problemi, che sta nelle persone, nella loro generosità e nella loro passione. Cose non così facilmente reperibili altrove. In Italia manca la fiducia nello stato e così spesso siamo condannati a rimboccarci le maniche e a fare si che le cose cambino dal basso. Nel documentario non diamo risposte definitive ma semmai induciamo lo spettatore a farsi delle domande”.

Per saperne di più:

http://www.italyloveitorleave.it

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written by Monica Gerli