Nel Canton Ticino vince il Merlot

La storia della vitienologia ticinese comincia da lontano, dai discendenti dei Galli celto-liguri, poi dei Romani longobardi, favorevoli alla coltivazione della vite, sino ai Drusi che, invece, ne impedirono, principalmente per motivi etico-religiosi, la coltivazione. Furono ancora i Longobardi a favorire la viticoltura stabilendo dei codici di comportamento che volevano sulla tavola, assieme al cibo e all’acqua, anche il vino.

Furono in particolare i monaci a salvaguardare la produzione suggerendo nuove pratiche di coltivazione e di vinificazione. In Ticino, infatti, la maggior parte dei terreni appartenevano alla Chiesa e, mentre in pianura si coltivavano cereali e frutta, nelle zone collinari si prediligeva il vigneto.

Nella seconda metà dell’Ottocento la vitivinicoltura svizzera venne colpita quasi a morte dal diffondersi della fillossera e di altre malattie causate da parassiti, come oidio e peronospora. Fu il momento della rivincita vitivinicola ticinese. Sotto la direzione del Vivaio Cantonale di Guido Fedrigo s’impiantarono barbatelle innestate su legno selvatico e furono introdotte nuove varietà rosse, dal syrah al douce noir, dal grand noir de la Calmette al carignane. Nel 1902 venne, invece, istituita la Cattedra ambulante di agricoltura affidata ad Alderige Fantuzzi che, come primo compito, si prefisse di elencare tutte le cultivar di vite esistenti in Ticino allo scopo di fissarne gli aspetti ampelografici. Così, nel 1905 fu in grado di affermare che tra i vitigni uno spiccava per personalità: era il merlot, una varietà di qualità superiore, resistente alle malattie, al marciume, di precoce maturazione e di produzione abbondante. Nasce così il Merlot del Ticino che nel 2006 ha festeggiato in grande stile un secolo di storia.

Lo spartiacque Monteceneri

Oggi la coltivazione della vite è presente in tutti i Cantoni. La differenza sostanziale è da ricercarsi nello spartiacque Monteceneri che separa Sopraceneri, a Nord, e Sottoceneri, a Sud, due realtà diverse per tipo di terreni, tipologia di clima e microclima, venti e correnti fredde che, quasi sempre, portano anche grandine. Inoltre la vitivinicoltura gode di un clima da considerarsi temperato per l’apporto della massa d’acqua dei due laghi.

Negli anni Settanta e Ottanta, sotto la spinta di alcuni avveduti produttori locali (Gialdi, Tamborini, Zanini, poi Bally, Monti, Brivio, Delea, Chiericati, ecc…) e con il contributo di hobbysti enofili di cultura tedesca (Klausener, Stuky, Zündel, Kaufmann, Hostettler, Huber, Pfister, ecc.), il Ticino ha vissuto momenti di interesse notevole per un rilancio capillare di tutto il comparto vitivinicolo. È fuori di dubbio che a farla da padrone sia stata la qualità a cui si sono legati questi pionieri con produzioni limitate già in pianta, con selezioni clonali, con metodologie e tecniche di vinificazione completamente innovative. Alla fine degli anni Ottanta i vinificatori cantonali hanno avuto un notevole slancio verso produzioni di ottimo livello. La diversificazione delle uve e la loro elaborazione attraverso procedure di vinificazioni in bianco e in rosato, a volte anche spumantizzando il bianco, l’elevazione e la maturazione in barrique, i lunghi affinamenti in bottiglia, hanno 26 Food &Wine Nel Canton Ticino Rocco Lettieri vince il Merlot Castelgrande, comune di Bellinzona portato il vino ticinese a competere con vini esteri dichiaratamente più conosciuti e famosi.

Vince il merlot

Oggi la vitivinicoltura ticinese si estende in tutti e otto i distretti su quasi 1.000 ettari dislocati in 176 comuni viticoli. La parte del leone spetta al Mendrisiotto, con un’area vitata di 350 ettari pari al 36 per cento di tutta la produzione. I maggiori comuni viticoli risultano essere: Castel San Pietro, Stabio, Chiasso, Novazzano, Bellinzona, Coldrerio, Morbio Inferiore, Gudo, Gordola, Camorino, Malvaglia. Il viti gno più diffuso è il merlot che occupa oltre l’80 per cento della superficie vitata; segue il gamaret (Gamay x Reichensteiner), poi l’americana rossa, utilizzata quasi esclusivamente per la produzione di grappa, pinot nero, cabernet franc e sauvignon. Tra le varietà a buccia bianca si coltivano chardonnay, chasselas, semillon, sauvignon blanc, pinot grigio e pinot bianco.

La Guida Veronelli 2012

Così, oggi, anche i vini del Ticino sono riusciti ad imporsi all’attenzione dei consumatori e anche a quella dei degustatori delle varie Guide. La Guida ai Vini di Veronelli, edizione 2012, ultima uscita e presentata alla stampa il 24 Ottobre scorso a Barolo, dedica quindici pagine ai vini del Ticino con 45 produttori segnalati. Le famose “tre stelle blu”, massimo riconoscimento in guida, sono 22 a conferma delle ottime annate vendemmiali succedutesi in questi ultimi anni. Tra questi anche un vino con il “SOLE” alla cantina Tenuta Bally & V. T. Kopp von der Crone e il loro Rosso del Ticino Riserva Ernesto per gli sforzi profusi nella ricerca della vitivinicoltura.

Info: www.veronelli.com 

written by Rocco Lettieri