Searching for la dolce vita 

This rise in emigration, particularity among Italian millennials, is described as a brain drain. With young, educated Italians struggling with high unemployment rates, many look overseas for opportunities; but at a time when young Italians are so eager to leave, some Italian-Canadians are bucking the trend and moving to the country their parents and grandparents left. 

Daniel Di Micco is an Italian-Canadian living and working in Rome. The 30-year-old Montreal native moved in 2016 to manage a location of his uncle’s chain of home goods stores. “It was always something I had in mind,” says Di Micco, who studied business marketing at Concordia University. “I seriously began to consider moving when I worked for Air Canada and was visiting Italy often, and I knew there was opportunity through my mother’s family in Lazio.” Working for a family business means Di Micco is immersed in it all: learning about sales, how to run the business and communicating with suppliers. “I’m still learning, especially how to translate expressions and industry terms, but Google Translate helps.”

The retail store hours are long and the salary probably less than he could make working full-time in Canada, but Di Micco has no regrets about his decision. “I don’t have much free time, but it’s easy to make friends in Rome as there are many people living here from other parts of Italy and other countries,” says Di Micco who has Italian citizenship through his father. “I don’t miss the weather back home, but I do miss my family and the order and structure in Canada – it’s definitely something lacking in Italy and I had to learn to exercise a lot of patience with things like getting my work and medical papers.” 

Di Micco says he’s not sure if he’ll be staying long-term, but he’s happily enjoying the lifestyle and culture he made the move for. “Italians very much live day-by-day and it’s my mentality. I’m taking it one day at a time, living in the moment and enjoying the little things – even the 40 degree weather.” 

That energy and zest for life Italians are so well-known for is what Roberto Arcieri and Pamela Rubano are hoping to bring back to Canada when they return to Montreal after two years living and working in Florence. “Walking to the bar down the street for an espresso before work, travelling on the weekends, the view of the Duomo from our apartment – it’s what we’re going to miss most,” says Rubano, 25. 

The couple left searching for life experience and personal growth after university and can sympathize with young Italians. “I can see why they’re leaving with the economy being what it is and how tough it is to get a good paying job. They’re looking for a new life like our grandparents were when they left for Canada,” says Arcieri, 26. “We’ve been lucky to have this experience, but we’re going home to set our foundation and establish our careers.” 

Arcieri and Rubano, who have dual citizenship, both grew up with a strong appreciation for their heritage and always talked about wanting to experience living abroad. Arcieri came first to complete courses at the 

European School of Economics and then got an internship at a luxury fashion brand in Florence. Rubano followed shortly after to work at the school. “The Italian friends we’ve made constantly ask us why we left home and are curious about the opportunity to move to Canada,” Rubano says. “That desire to take a risk and learn and experience life in a new country is what we all have in common.”

Giovani canadesi si trasferiscono in Italia per fare nuove esperienze

Nel 2015 più di 100.000 italiani in cerca di opportunità hanno scelto di trasferirsi all’estero in paesi come la Germania, la Francia e il Canada. Si tratta di un incremento del 6,2% rispetto all’anno precedente; quelli di età compresa tra i 18 e i 34 anni rappresentano un terzo di tutti gli emigrati, secondo il rapporto 2016 “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. L’emigrazione in crescita, particolarmente tra gli italiani del 21esimo secolo, viene definita “fuga di cervelli”. Tra i giovani italiani istruiti che lottano contro la disoccupazione, molti considerano altri paesi per maggiori opportunità. Tuttavia, se da una parte i giovani italiani sono così desiderosi di partire, ci sono italo-canadesi che si oppongono a tale tendenza e si trasferiscono nel paese che i loro genitori e nonni hanno lasciato. Daniel Di Micco è un italo-canadese che vive e lavora a Roma. Il 30enne 

originario di Montreal si è trasferito nel 2016 per gestire un punto vendita della catena di negozi di casalinghi dello zio. “È una cosa che ho sempre avuto in mente di fare,” dice Di Micco, che ha studiato business marketing all’università Concordia. “Ho iniziato a valutare seriamente di trasferirmi quando lavoravo per AirCanada e viaggiavo spesso in Italia, e quando ho saputo che ci sarebbe stata un’opportunità tramite la famiglia di mia madre nel Lazio.”

Lavorare per un’attività a conduzione familiare è un’esperienza totalizzante per Di Marco: apprende strategie di vendita, come gestire l’attività e come comunicare con i fornitori. “Sto ancora imparando, specialmente quando si tratta di tradurre espressioni e termini settoriali, ma Google Translate aiuta.”

Gli orari del negozio al dettaglio sono impegnativi e la retribuzione è probabilmente inferiore a quanto potrebbe guadagnare lavorando a tempo pieno in Canada, ma Di Micco non si pente affatto della sua decisione. “Non ho molto tempo libero ma è facile fare nuove amicizie a Roma. Ci sono molte persone che vivono qui ma che provengono da altre parti d’Italia o da altri paesi,” dice Daniel, che ha acquisito la cittadinanza italiana tramite il padre. “Non mi manca il clima canadese, ma la famiglia, l’ordine e l’organizzazione del Canada, quelli sì che mi mancano – è sicuramente qualcosa che è carente in Italia e ho dovuto imparare ad armarmi di pazienza quando si è trattato per esempio di richiedere i documenti medici e lavorativi.”Di Micco dice di non sapere se rimarrà a lungo, ma per ora si gode allegramente lo stile di vita e la cultura, motivi per cui ha deciso di trasferirsi. “Gli italiani vivono alla giornata e anch’io ho questa mentalità. Vivo ogni giorno con spensieratezza, assaporo il presente e apprezzo le piccole cose – inclusi i 40 gradi di temperatura.”

L’energia e l’entusiasmo che contraddistinguono gli italiani – è questo che  Roberto Arcieri e Pamela Rubano sperano di riportare in Canada al momento del loro rientro a Montreal, dopo aver vissuto e lavorato due anni a Firenze. “Andare a piedi al bar sotto casa per un espresso prima del lavoro, fare gite fuori porta nei fine settimana, la vista del Duomo dal nostro appartamento – questo è ciò che ci mancherà di più,” dice Rubano, 25 anni.

La coppia è partita in cerca di un’esperienza di vita e di crescita personale dopo l’università e simpatizza con i giovani italiani. “Capisco perché vogliono partire, considerando la precarietà dell’economia e le scarse possibilità di trovare un buon lavoro. Cercano una nuova vita come i nostri nonni quando questi sono partiti per il Canada,” sostiene Arcieri, 26 anni. “Ci riteniamo fortunati ad aver fatto questa esperienza, ma torneremo a casa a mettere radici e consolidare la nostra carriera.”

Arcieri e Rubano, entrambi in possesso della doppia cittadinanza, sono cresciuti con un forte senso di riconoscenza per il loro retaggio e hanno sempre parlato del loro desiderio di fare l’esperienza di vivere all’estero. Roberto per primo ha completato i corsi alla  European School of Economics ed è stato assunto per uno stage presso una casa di moda di lusso a Firenze. Poco dopo Pamela lo ha raggiunto per lavorare presso la scuola. “I nostri nuovi amici italiani ci domandano continuamente perché abbiamo lasciato il nostro paese e l’eventuale possibilità di trasferirsi in Canada li incuriosisce,” dice Rubano. “Quel desiderio di rischiare, imparare e provare a vivere in un altro paese è ciò che ci accomuna tutti quanti.”

written by Daniela DiStefano