Sempre più donne scelgono di lavorare nel settore del vino

wine girl

di Beatrice Fantoni

Il vino esiste da millenni, ma solo di recente questa industria, tradizionalmente dominata dagli uomini, ha iniziato a cedere il passo alle donne, nei ruoli di sommelier, produttrici, viticoltrici,enologhe che siano.

“Oggi ci sono molte più donne rispetto a quando ho cominciato in questo settore,” dice Sara D’Amato, sommelier qualificata, critica enologica e presidente per l’Ontario della Canadian Association of Professional Sommeliers (CAPS), che ha debuttato nel settore nel 2003. “Era un club per soli uomini.”

All’epoca, da neolaureata con innumerevoli interessi, dalla scienza al management, e una passione per il vino e la Francia, D’Amato dice di aver avvertito un forte squilibrio tra i sessi.

Oggi, a distanza di quindici anni, le cose stanno cambiando, sostiene, e si sta raggiungendo un equilibrio. È più comune vedere donne competere a fianco degli uomini per il titolo di sommelier o iscriversi a programmi e corsi di formazione. Difatti, l’anno scorso la CBC ha riferito che erano più le donne che gli uomini a conseguire la laurea in enologia e viticoltura alla Brock University.

Se nel regno dei sommelier – specialmente ai livelli più alti – le donne rimangono una minoranza, D’Amato fa notare che queste ultime hanno raggiunto rapidamente alti livelli in altri segmenti dell’industria e in varie parti del mondo. In Italia, per esempio, stanno prendendo le redini di alcuni tra i più importanti consorzi. Olga Bussinello, per citarne una, è a capo del Consorzio Valpolicella e dirige la produzione di alcuni tra i vini più pregiati e raffinati.

Per D’Amato questo cambiamento serve a sfatare miti popolari non solo sulle donne e il vino, ma anche sugli uomini. Chi l’ha detto che gli uomini non bevono il rosé? (Lo bevono, dice. Basta guardare l’Europa). Le donne preferiscono i vini più dolci? (Le donne e gli uomini bevono in sostanza gli stessi vini, spiega.) Persino la terminologia impiegata per descrivere il vino nelle recensioni è praticamente superata, termini stereotipici di genere quali “maschile” per i vini più audaci (e generalmente più pregiati) e “femminile” per quelli più delicati.

Lisa Leonetti Inacio, sommelier qualificata e consulente enologica presso Anima Trattoria a Toronto, ricorda come circa un terzo della sua classe fossecostituito da donne quando si è iscritta al programma per sommelier al Niagara College nel 2016. A suo avviso, in generale le sembra che ci siano ancora più uomini che donne nell’industria, particolarmente come maestro sommelier, ma che la situazione si stia riequilibrando. La sua sensazione è che questo abbia a che fare con la maggior visibilità di cui le donne godono. “Fa piacere vederlo,” dice Leonetti Inacio. “La dedizione delle donne con cui vengo a contatto in questa industria è incredibile”.

La sommelier e consulente enologica ha di recente lavorato a una lista di vini per Anima (che ha presentato alcune produttrici tutte al femminile), tra cui alcuni di Donatella Cinelli Colombini. Colombini ha fondato il Casato Prime Donne in Toscana, dove le cantiniere e le vignaiole sono tutte donne. “Volevamo realizzare una lista che mettesse in risalto i vini meno noti e i piccoli produttori,” dice Leonetti Inacio la quale aggiunge che vogliono anche offrire vini con una storia interessante alle spalle.

D’Amato riferisce di aver sentito produttrici di vino dire che la natura ciclica della vendemmia e il ciclo di produzione del vino, nonché vivere a contatto con la natura, sono fattori favorevoli all’equilibrio famiglia-lavoro – una problematica che molte donne devono affrontare nello scegliere la loro professione. “Il fatto che le donne diventino produttrici genera anche un certo appeal” dice. L’industria dà spazio allo spirito imprenditoriale, aggiunge D’Amato, il che permette alle donne di modellare il proprio lavoro.

Ci sono innumerevoli gruppi di networking in tutto il mondo, incluso il Canada, come il Femmes du Vin lanciato da Emily Pearce-Bibona, sommelier di Toronto, e eventi di sviluppo professionale come il simposio di leadership annuale Women in Wine.

D’Amato sostiene che l’industria sta anche considerando attentamente problematiche alle quali le stagiste (i tirocinanti del mondo dei sommelier) devono far fronte, come le molestie sul lavoro (a maggior ragione considerata la presenza di alcool), i contratti di collocamento e le regole relative al dress code. Nonostante le donne non vogliano essere considerate “donne nel mondo del vino”, dice D’Amato, comunque un passo avanti è stato fatto. “Molti di questi pregiudizi e muri stanno progressivamente cadendo,” dice D’Amato. “È un bel settore per le donne.”