La spina dorsale d’Italia

photo by Angela Tavone, Rewildin Europe

di Maureen Little John

Sia la montagna principale che le più piccole catene parallele, non altissime né esageratamente frastagliate e abbastanza giovani, considerati i loro 20 milioni di anni o giù di lì, percorrono in lunghezza il centro della penisola italiana, curvando da Nord-Est a Sud-Ovest, lungo tutto lo stivale, formando una piccola curva a gomito al centro.

È praticamente impossibile andare dall’ Adriatico al Mediterraneo senza attraversare gli Appennini, salendovi e oltrepassandoli o affrontando una serie di inquietanti gallerie, che si estendono per chilometri e chilometri, realizzate facendo saltare granito e roccia calcarea.

Si scorgono quasi sempre all’orizzonte. Dal mio paese d’origine in cima al Monte Cairo – un centro isolato, una vetta orfana – gli Appennini sono spesso ammantati di nuvole e nebbia. La distanza è un’illusione ottica. Sembra quasi di poterli…abbracciare. E sono lussureggianti, rigogliosi di foreste e distese erbose, punteggiati da abeti bianchi e castagni, persino tartufi, digradanti verso fertili vallate.

A Savona, nella zona superiore della catena, nella costa a ridosso degli Appennini una strada medievale che ha costituito lungo la catena una via di pellegrinaggio verso Roma – ho alloggiato in una fortezza adibita a hotel, specializzata nell’originalissima degustazione di piatti a base di cinghiale. 

photo by Angela Tavone, Rewilding Europe

A Orvieto con i suoi labirinti di gallerie e grotte naturali, ho bevuto litri del vino bianco giallo-dorato famoso in tutto il mondo. A L’Aquila, molto soggetta ai terremoti, ho oziato nei caffè della piazza, godendomi il brusio tipico di una città universitaria, circondata da una splendida vista a 360 gradi sulle montagne.

In un villaggio di pescatori sul versante adriatico degli Appennini, ho trovato una comunità divisa da un biglietto vincente della lotteria. Di solito, un centinaio di abitanti si dividevano ogni settimana l’acquisto di una serie di biglietti della lotteria di stato. Poi – Oh Dio! – un miracolo! Uno dei biglietti era quello vincente, un’unica grande vittoria dal valore di $55,5milioni. Chi, proprio quella settimana, non aveva partecipato alla scommessa, era furioso per essere stato escluso dalla vincita. Non penso che questa ferita sia stata mai rimarginata.

photo by Angela Tavone, Rewildin Europe

È anche interessante come il carattere di un posto o di un popolo possa essere così diverso tra i due margini della catena appenninica. Firenze e Bologna distano appena 117 Km l’una dall’altra – mezz’ora di viaggio in treno. Ma il carattere delle due città è determinato dagli Appennini che le separano. Firenze è il fiore del Rinascimento, mite, illuminata dalla luce dorata del sole toscano. Bologna, spesso nebbiosa e gelida, è ancorata al suo passato medievale, città dall’architettura più smussata e tuttavia più amichevole, forse perché non così battuta dai turisti. Potrebbero benissimo essere città di due diversi pianeti.

La catena vanta un solo ghiacciaio, che si trova appena sotto la vetta più alta, il Corno Grande. Quello del Calderone in Abruzzo, è il ghiacciaio più meridionale d’Europa e negli ultimi anni si è addirittura espanso, nonostante le terribili previsioni di alcuni glaciologi che ne prevedevano la scomparsa entro il 2020. Ma se pur non proveniente da una fonte glaciale, le montagne abbondano di acqua cristallina – laghi vulcanici e non, fiumi scroscianti, fumarole che gorgheggiano e sorgenti minerali che borbottano.

Sono proprio quelle sorgenti che ricordo con più affetto. Quando ho portato il mio ormai defunto padre in Italia per la prima volta dopo 40 anni, era quella dolce acqua sorgiva ciò che lo ammaliava più di qualunque altra cosa. Prima di tornare a Toronto riempì una mezza dozzina di taniche di plastica, con le quali occupò interamente la valigia. Nessun indumento italiano, alla moda, niente prodotti in cuoio o souvenir kitsch per mio padre. Solo acqua, centellinata in preziose gocce una volta tornato a casa. Questo è anche il mio consiglio. Lasciatevi inebriare dallo splendore degli Appennini.