Marisa Portolese

In studio con Notman (It)

di Carole Gagliardi

Courtesy of Marisa Portolese

Marisa Portolese fotografa le donne da una ventina d’anni. Per l’artista ospite al Musée McCord, le donne sono, da sempre, una fonte inesauribile. Dans le studio avec Notman (In studio con Notman) è la sua prima mostra personale, ispirata al famoso fotografo canadese di fama internazionale, William Notman, un pioniere della fotografia vissuto nel XIX secolo.

Appassionata di storia dell’arte e della fotografia, Portolese ha fatto una ricerca tra i 500.000 scatti del fotografo, la maggior parte dei quali sono ritratti di donne. “Le modelle di Notman sprigionano molta forza e dignità e questo mi ha affascinato.” Proprio come Notman, Marisa Portolese ha lavorato con luce naturale, senza artifici o trucco. Il risultato è ammirevole e si articola in 17 opere fotografiche nonché in una serie di immagini che illustrano il lavoro dietro le quinte. Tra i suoi lavori al Musée McCord ho incontrato l’artista fotografo.

Marisa Portolese

Marisa Portolese, professoressa associata del programma di fotografia della facoltà di Lettere della Concordia University, sapeva fin da piccola che sarebbe stata un’artista. La madre e il padre, entrambi sarti, l’hanno incoraggiata a condizione che proseguisse gli studi universitari. Ha quindi conseguito una laurea di primo livello in Arti Creative, poi ha lavorato in diverse agenzie pubblicitarie di Montreal ma, dice: “Avevo bisogno di condividere quanto appreso e ho capito che l’insegnamento sarebbe stato più gratificante per me. Ho ripreso gli studi e ho conseguito una laurea magistrale in Pedagogia alla Concordia University. L’insegnamento è per me l’unione perfetta tra ricerca e condivisione delle mie conoscenze. “

Nel 2008, incontra la curatrice di mostre fotografiche Hélène Samson. Da questo incontro nasce un progetto a cui parteciperanno gli studenti di Portolese. “È così che ho scoperto gli archivi di Notman, e sono rimasta sconvolta da ciò che ho visto. La rappresentazione della donna nelle sue opere era assolutamente inedita per l’epoca.” Mentre i fotografi di quel periodo si dedicavano a immortalare personaggi ricchi e famosi, Notman seguì un percorso opposto e si interessò alla cosiddetta donna “ordinaria”, la lavoratrice, la donna della classe operaia. I suoi archivi costituiscono un’importante eredità visiva della società del suo tempo. La visione del famoso fotografo è di per sé una rivoluzione dettata dal suo desiderio di immortalare la realtà.

All’inizio della sua carriera, Notman ha lavorato per dei giornali locali. Gli fu affidato l’incarico di fotografare le varie fasi di costruzione del Victoria Bridge. Questo gli è valso il titolo onorario di Photographer of Queen Victoria.

Nel 2014, Marisa Portolese prende un anno sabatico, nel corso del quale si dedica completamente a quel “dialogo con i ritratti di donne di Notman.” Scopre così delle grandi affinità con l’artista fotografo: la rappresentazione della donna nella fotografia è in effetti in linea con il corpus artistico di Portolese.   

Marisa Portolese si ispira a questo grande maestro e al suo metodo di lavoro e offre la propria visione femminile delle donne ordinarie, sovrane e fuori dal tempo. “È per questo,” mi spiega, “che le mie modelle non sorridono. Catturare l’immagine è un’esperienza artistica. Se faccio sorridere le mie modelle, l’azione si fa più commerciale. Voglio offrire un ritratto dignitoso, senza tempo, non un ritratto da ritrovare su Instagram o altri social network.”