Giordano Bruno, la statua maledetta di Campo de’ Fiori

scritto da Vittoria Zorfini

La piazza romana diventa la protagonista dei mercati al’aperto, del cinema d’altri tempi, delle notti brave tra aperitivi e cocktail. Ma c’è stato un tempo in cui era famosa per le sue esecuzioni capitali ordinate dalla Chiesa.

Anna Magnani e Aldo Fabrizi nel film “Campo de`Fiori” del 1943

Proprio a Campo de Fiori è stato arso vivo il filosofo di Nola, Giordano Bruno, era il 17 febbraio del 1600. La teoria per cui l’universo potesse essere infinito e che il sole non fosse un punto fisso nel cielo, è risultata davvero “eretica” per la Santa Inquisizione, tanto che, senza troppi complimenti, si è sbarazzata di un fastidioso filosofo.

Effettivamente la storia darà ragione alla Chiesa. Era davvero un personaggio scomodo! Il momento della sua morte segna per secoli il confine tra l’Italia che voleva uno stato laico, e l’Italia clericale.

La “guerra di religione” continua fino al 1889, quando viene eretta la statua del filosofo. L’idea nasce da alcuni studenti universitari, in realtà, come spiega Massimo Bucciantini nel suo libro “Campo dei fiori, storia di un monumento maledetto”. Parte del merito si deve anche ad Antonio Labriola, professore universitario di filosofia. Grazie a lui, il monumento a Giordano Bruno, diventa una battaglia “europea” in difesa della libertà. A questo si deve la partecipazione Victor Hugo, Ernest Renan, Henrik Ibsen, Walt Whitman.

L’opera è dello scultore Ettore Ferrari (1845-1929). Nel 1879 presenta una prima bozza ma viene rifiutata. Raffigurava il filosofo in atteggiamento di sfida davanti al tribunale dell’Inquisizione.

Nel 1887 viene accettata la nuova proposta. Il martire è raffigurato raccolto nei suoi pensieri, in un atteggiamento mite, con le mani incrociate sul libro. Sul basamento in granito vi sono otto medaglioni di bronzo con i ritratti di liberi pensatori, e tre riquadri con gli episodi più importanti della vita di Bruno.

Statua raffigurante Giordano Bruno

Guardando oggi Campo de Fiori, con i suoi tavolini dal bar e il chiacchiericcio serale, è scontato vedere la statua del famoso filosofo, ma c’è stato un tempo in cui, un monumento dedicato alla sua figura, era pura “eresia”.