Farewell to semiotician Umberto Eco, author of The Name of the Rose

Addio al semiologo Umberto Eco, autore de “Il nome della Rosa”

scritto da Vittoria Zorfini

“Con la scomparsa di Umberto Eco – dichiara il Rettore dell’Alma Mater Francesco Ubertini – l’umanità perde un semiologo, un filosofo, un esperto di mass media, un narratore, un grande uomo”.

Eco è morto il 19 febbraio, all’età di 84 anni nella sua casa a Milano. Autore del famosissimo best seller “Il nome della Rosa” del 1980, con 30 milioni di copie vendute in tutto il mondo, da cui è stato tratto l’omonimo film con Sean Connery del 1986.

Il padre della semiologia era un interprete del suo tempo, esperto dei mass media e professore amato. Oggi l’Italia, e in particolar modo i suoi studenti di Bologna, piangono la morte di uno dei piu’ importanti intellettuali del ‘900.

Anche nel momento più triste la sua ironia diventa consolatrice. Lo dimostra il suo articolo del 1997, pubblicato sull’Espresso: “Come prepararsi al serenamente alla morte. Sommesse istruzioni a un eventuale discepolo”.

“Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto: “Maestro, come si può bene appressarsi alla morte?” Ho risposto che l’unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni”.

 

IL PADRE DELLA SEMIOLOGIA ERA UN

INTERPRETE DEL SUO TEMPO, ESPERTO DEI

MASS MEDIA E PROFESSORE AMATO.

 

Non mancano le riflessioni sul dolore nella vita e della sua importanza: “Tutti dobbiamo alfabetizzarci per parlare il linguaggio del dolore e accettarne la funzione biologica”. Perchè “la conoscenza è la cura del dolore”. Sono le parole usate da Umberto Eco durante la cerimonia di consegna dei diplomi agli studenti del Master universitario in Medicina Palliativa, e agli studenti del Corso universitario di Alta Formazione in Cure Palliative Pediatriche alla Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia’s (MAST).

Il professore non dimentica di lasciare qualche ‘pillola di saggezza’ nella sua rubrica “La Bustina di Minerva”, iniziata nel 1985, sull’ultima pagina de “L’Espresso”. Il famoso semiologo riassume i 40  peggiori errori stilistici e grammaticali da evitare per parlare bene l’italiano con assoluta ironia.

Un lascito importante va alla carta stampata. Umberto Eco affronta più volte il rapporto tra internet e le sue fonti, e suggerisce il nuovo ruolo che dovrebbero avere i giornali in questa particolare epoca consacrata al digitale. Spiega l’Autore che i giornali dovrebbero avere un’equipe specializzata per filtrare le fonti, perché “nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno”.

Ad oggi il ruolo della carta stampata dovrebbe essere quello di farsi portatrice della verità in questo grande mare di internet, in cui è difficile distinguere il vero dal falso.

Gli addii non sono mai facili, ma in certi casi l’ironia aiuta a comprendere e a riderci su senza mai smettere di imparare.

Primo raduno mondiale dei laureati Alma Mater, conferimento del Sigillum Magnum a Umberto Eco

Il rettore Ivano Dionigi ricorda che il riconoscimento Sigillum Magnum è “simbolo del sapere dei saperi, riservata a Capi di Stato, Pontefici e personalità internazionali”. Eco, visibilmente commosso, ricevendo usa però la sua consueta ironia: “Ho letto da qualche parte che il Sigillum Magnum è stato istituito nel 1888, quindi, se non ho sbagliato i calcoli, ne avete dati 137 sino ad adesso a persone illustrissime e meritevoli. Immagino che il Rettore Dionigi si sia trovato a dover raschiare il fondo del barile e quindi lo abbia dato a me”.

“Per cui non mi resta che imitare i nostri gloriosi ciclisti vincitori di tappa, sono molto contento di essere arrivato ultimo, ciao mamma, saluto gli amici del bar sport'”.

written by Vittoria Zorfini