Fellini’s Rimini

San Giuliano Rimini, Archivio Fotografico, riminiturismo.it

La Rimini di Fellini


Il celebre regista ha reso omaggio alla sua città natale nei suoi film

“La vita è un insieme di magia e pasta,” ha osservato l’iconico regista italiano Federico Fellini – un riassunto forse casuale ma accurato della sua estetica nel corso dei suoi 40 anni come regista. Avendo singolarmente unito crudo realismo e fantasia lirica, Fellini (1920-1993) ha creato immagini visive tra le più straordinarie mai proiettate sul grande schermo, ispirando una generazione di registi quali Woody Allen,  Andy Warhol e Martin Scorsese, nonché i cinefili di tutto il mondo.

foto di Gilberto Urbinati, Archivio riminiturismo.it

Nel 1940 arriva a Cinecittà – un tempo lo studio cinematografico più importante in Europa – il regista originario di Rimini scoprì il proprio mestiere nella Città Eterna. La sua sceneggiatura di Roma, città aperta (1946) di Roberto Rossellini fu nominata agli Oscar. Ha proseguito poi con una serie di capolavori cinematografici, ricevendo lodi a livello mondiale. Roma era diventata un elemento così essenziale nel lavoro di Fellini, che era impossibile non sceglierla come oggetto di un film. Per molti versi, il suo approccio esuberante verso il cinema ha visto la sua massima espressione in Roma (1972), una commemorazione dell’intrattenimento kitsch della classe operaia all’epoca di Mussolini, immersa negli indelebili luoghi e suoni delle strade romane. Non sorprende dunque che egli appartenga all’identità artistica della città nella stessa misura di Michelangelo. “A Roma Fellini ha trovato le grandi personalità e la vitalità straordinaria che amava,” spiega Alberto Zambenedetti, assistente universitario presso il Cinema Studies Institute dell’Università di Toronto. “Amava Roma.”

foto di Gilberto Urbinati, Archivio riminiturismo.it

Se da una parte la predilezione di Fellini per lo spettacolo e il capriccio subiva il fascino degli ambienti stravaganti di Roma, la sua anima è rimasta sempre ancorata alla più umile aria di Rimini. Uno dei suoi primi capolavori, I vitelloni (1953), che tratta di giovani uomini inetti in una città di mare senza prospettive, simboleggia la sua più diretta e realistica analisi di Rimini, mentre Amarcord (1973) – un’evocazione onirica dei luoghi e dei suoni dell’infanzia di Fellini – rappresenta quella più poetica. “Sicuramente tutti i suoi film emergono da due polarità: Roma e Rimini” dice Marco Leonetti, manager della Cineteca Comunale di Rimini. “La sua città natale rappresenta il centro poetico dei suoi film, sia quelli che fanno riferimento diretto a Rimini che quelli ambientati altrove, ed in particolare i film girati in studio. Indipendentemente dall’oggetto o dal tema esplorato, Rimini è sempre rimasta il suo punto di riferimento.”

Zambenedetti concorda sull’influenza inconfondibile che Rimini ha esercitato in tutta l’opera di Fellini. “Lo ha segnato profondamente,” dice. “Se n’è andato, ma non l’ha mai lasciata veramente. Se Roma è diventata la lingua e l’architettura dei suoi sensi, Rimini ha rappresentato per lui la dimensione onirica e dei ricordi.”

“Rimini era parte integrante del suo mondo interiore,” dice Leonetti. “E la sua influenza sui film si estende oltre, diciamo, il ritratto realistico de I vitelloni e il più mitologico tributo di Amarcord. Si vedono scorci di Rimini – le scene girate vicino al mare, i clown e altri artisti circensi – e si avvertono i ritmi della città in quasi tutti i film. Amarcord è stato girato negli studi di Cinecittà; Fellini ha ricostruito Rimini in studio, filtrandola attraverso la sua immaginazione.”

foto di Gilberto Urbinati, Archivio riminiturismo.it

Leonetti continua aggiungendo che molti altri temi ricorrenti nei suoi film, quali la costa, il circo, la passione carnale, il peccato e la chiesa cattolica rispecchiano la sua esperienza di Rimini. “Più si ritirava nel suo studio,” sostiene Zambenedetti, “più si rifugiava nel suo mondo interiore di ricordi: le parole, i gesti, i suoni, i profumi del cibo e del corpo. E i suoi film rappresentano la proiezione esterna di quella intima realtà. Rimini era sempre presente e lo seguiva indipendentemente da dove andasse o da dove girasse i film.”

In contrasto con il più restrittivo realismo degli anni ’50, Fellini sondava questo ricco universo per ricavarne storie che avrebbe poi realizzato in maniera personale in studio. I vitelloni, ad esempio, conserva ancora dinamiche realistiche a differenza di Amarcord, nonostante sia più vecchio di 20 anni. Tuttavia, la differenza superficiale tra i suoi film neo-realisti e i suoi successivi film stravaganti a livello visivo si affievolisce ad un esame più attento. Fellini, l’ex caricaturista, non è mai stato lontano dai voli di fantasia. “Va ricordato,” dice Zambenedetti, “che I vitelloni è stato girato attraverso gli occhi di un autore satirico che non poteva fare a meno di creare una caricatura persino di un film apparentemente neo-realista. Capriccio domina la sua opera e cela delicatamente la sua stessa visione di Rimini.”

Il 2020 segnerà il centesimo anniversario della nascita di Fellini, con celebrazioni e festeggiamenti in programma al Grand Hotel di Rimini (dove Fellini amava soggiornare), al ristrutturato Cinema Fulgor (dove egli guardò i suoi primi film) e al Museo Fellini.