The blind dancer IT

Carlo DeMarco, photo by Liana Carbone

Carlo DeMarco vuole farvi sapere che è meglio fare a modo suo

Nato con l’epilessia, Carlo DeMarco perso la maggior parte della vista a dodici anni, dopo una grande crisi. Perdendo la vista, è diventato invidioso delle persone vedenti, ha anche capito che la capacità di vedere può anche offuscare la visione delle cose.

“Quando ci vedi, non ascolti,” afferma. Dopo aver perso la vista, ha dovuto trovare il modo di adattarsi alla sua nuova disabilità. Allora ha iniziato a concentrarsi sul potere dell’ascolto e ha notato che di solito questo non riesce molto bene alla maggior parte di noi. “Spesso domando alle persone: Preferiresti essere guardato o ascoltato? Quindi perché si dà maggiore peso all’apparenza piuttosto che a ciò che si ha da dire?” si chiede. “È più divertente come vivo io. Se sto parlando con qualcuno, riesco a immaginarmi 300 persone diverse.”

Tra gli italo-montrealese DeMarco è conosciuto per il suo modo di ballare. È spesso agli eventi della comunità mentre balla i suoi personalissimi passi, che ha mostrato alla redazione di Panoram durante un recente servizio fotografico. Indipendentemente da quel che succede attorno a lui, non appena inizia la musica, è come se una parte profonda di sé stesso prendesse il sopravvento. Cosa accaduta proprio durante Jessie’s Girl di Rick Springfield. Per tutta la durata del servizio fotografico, ha richiesto canzoni a raffica da Michael Jackson a Whitney Houston, da Grease a Flashdance, senza rallentare nemmeno per un secondo.

Carlo DeMarco, photo by Liana Carbone

Oggi ha 56 anni, ha imparato a ballare da bambino ripetendo i passi che le persone gli descrivevano utilizzando una Barbie. “Non è così difficile come la gente pensa,” spiega. “Questo è quello che voglio dimostrare alle persone che ci giudicano e pensano che non possiamo farlo. Hanno torto.” La musica e il ballo ricoprono un ruolo cruciale nella sua vita. La musica è una valvola di sfogo per la sua immaginazione: fa propri i testi delle canzoni e spesso diventa protagonista di un suo stesso mini-film. Cita come esempio la canzone capostipite di MC Hammer U Can’t Touch This. “Immagino me stesso dire alle persone che provano a toccare il mio cane guida ‘you can’t touch’,” scherza. (In realtà non ha nemmeno un cane guida – usa, invece, un bastone e un apparecchio che lo aiutano indicandogli cose come i semafori rossi). Ballare è diventata un’ancora di salvezza durante un periodo buio a seguito di un incidente con la macchina 30 anni fa. Con i suoi 170 chili e costretto su una sedia a rotelle, decise di perdere peso. Cominciò dapprima camminando e alla fine si diplomò in ballo. “Ho fatto tutto da me senza spendere un centesimo” sottolinea. “Le persone pensano di aver bisogno di comprare video e pillole dietetiche ma io sono qui per dimostrare che non serve nulla di tutto ciò.”

“Se le persone mi vedono ballare e ridono, va bene,” dice. “Io so perché lo faccio e l’effetto che ha su di me. A volte, ballo persino con il lavandino della cucina!” Esorta la gente a non compatire le persone con disabilità, ma piuttosto a incoraggiarle a realizzare il loro potenziale. Dice che la sua famiglia lo ha sempre supportato e un influente assistente sociale al Dawson College di Montreal lo ha aiutato a realizzare un sogno che non avrebbe mai pensato di poter realizzare, conseguendo una laurea in Teologia alla

Concordia University.  Ha scelto Teologia per la sua profonda fede religiosa, una fede che lo aiuta a dare conforto alle persone nei momenti difficili. Spesso va a trovare i malati in ospedale per offrir loro parole di conforto e si mette puntualmente al servizio della comunità. “Non sono d’accordo nell’usare la disabilità come scusa”, afferma. “La vedo come una sfida. Non sai di cosa sei capace se non provi.” “Voglio che la gente sappia di potermichiamare e che andrò a trovare i loro cari,” afferma. “Mi piacerebbe fare un film con persone disabili”, aggiunge. Ha scritto una sceneggiatura basata sulla sua vita e che sogna di trasformare in un film. La storia si basa su una relazione che aveva con una donna sorda. “Leggevo la sua lingua dei segni sulle mie mani, mentre lei leggeva le mie labbra mentre parlavo. È più romantico che vedere” racconta. La sua è una storia di resilienza, della forza di credere in sé stessi e di saper gestire le avversità senza problemi. “Se ci vedessi, mi sentirei molto confuso” sostiene. “Vedere ciò che gli altri possiedono rende invidiosi. È meglio starsene nel proprio territorio a riparare il riparabile.”