Figurine che mania! – Il Museo della figurina di Modena

Il Museo, nato dalla collezione privata di Giuseppe Panini, fondatore nel 1961 assieme alla famiglia della famosa azienda di figurine, è stato donato dallo stesso Giuseppe e dall’azienda al Comune di Modena nel 1992.  Giuseppe Panini era un “collezionista portentoso, aveva messo insieme una raccolta di figurine storiche che rappresenta tuttora il grosso delle collezioni” – spiega Thelma Gramolelli, curatrice del Museo.

Le figurine fanno pensare agli album di calciatori, ai cartoni animati giapponesi, ai “doppioni” ed agli infiniti “cel’hocel’homimanca” a scuola o nei caldi pomeriggi estivi. Per non parlare dei giochi correlati, come ad esempio “il soffio”, nel quale si cercava di vincere il mazzetto di figurine che si riusciva a far capovolgere con la forza di un solo soffio, per l’appunto.

Le notaire; les mariés, 1906

Da febbraio ad agosto,  è stato possibile ammirare, in una mostra dedicata ai favolosi anni ’80 e ’90, la prima versione dell’album Panini di Star Wars del 1978 e la versione pubblicata nel 1997. Per rendere completo il tributo alla saga, il Museo (in collaborazione con Hasbro e Lego) ha inoltre inserito una serie di giochi e oggetti pertinenti al mondo di Darth Vader e compagni. 

 “Una delle caratteristiche delle figurine è l’immediata attivazione del ricordo: chi da piccolo ha riempito un album, appena lo rivede, sente emergere tutti i ricordi di quel periodo” – spiega Gramolelli. “Quello che però avviene subito dopo questa prima fase emotiva è la sorpresa dei visitatori, che scoprono un mondo di cui non avevano la minima coscienza: scoprono, ad esempio, che il Feroce Saladino era una personaggio ‘cult’ degli anni trenta e che la Seconda guerra mondiale si è combattuta anche a suon di figurine. E ne restano ammirati” – continua.

 

 “UNA DELLE CARATTERISTICHE DELLE FIGURINE È L’IMMEDIATA

ATTIVAZIONE DEL RICORDO: CHI DA PICCOLO HA RIEMPITO UN ALBUM,

APPENA LO RIVEDE, SENTE EMERGERE TUTTI I RICORDI DI QUEL PERIODO”

 

Il museo accoglie visitatori spinti dalle motivazioni più diverse. Gramolelli spiega infatti che dai collezionisti di figurine, bolli chiudilettera, etichette d’albergo e scatole di fiammiferi, si passa a studiosi di storia ed arti decorative, fino ad arrivare a visitatori attratti dalle raccolte che rievocano dolci memorie. Questi ultimi finiscono per “conoscere aspetti meno noti del mondo delle figurine: la tecnica cromolitografica, le origini come mezzo pubblicitario intorno al 1870, le declinazioni nazionali della figurina, le vicende propagandistiche, la varietà di materiali che a loro afferiscono” – dice Gramolelli. 

Calciatori Serie A, ca. 1962 

La figurina, tecnicamente, deve la propria nascita alla già menzionata cromolitografia, metodo di stampa brevettato a Parigi nella prima metà dell’Ottocento da Godefroy Engelmann. Questa tecnica consentì infatti di produrre più immagini con una maggiore varietà cromatica, a costi ridotti. Fino ad allora infatti, seppur fosse possibile stampare immagini e colorarle anche manualmente con acquerelli, i costi elevati ne avevano limitato l’utilizzo. Così, dalla seconda metà dell’Ottocento, grazie alla cromolitografia si cominciò a utilizzare la figurina per i motivi più svariati, tra i quali, per l’appunto, la pubblicità. 

Al di là dell’elemento sentimentale, qual è il loro pregio? “È molto difficile quantificare un valore in collezioni composte da migliaia di pezzi, le cui quotazioni variano costantemente. Una delle collezioni più significative è quella dei bolli chiudilettera, circa 43.000 oggetti, considerata una raccolta eccellente” – spiega Gramolelli. “Imponente anche la raccolta di figurine Liebig e il cosiddetto WELD, figurine pubblicate dagli anni settanta dell’Ottocento fino alla fine della prima guerra mondiale soprattutto in Francia…Personalmente amo molto la collezione di etichette d’albergo ‘Gambini Ruggero’: circa 7.500 etichette che venivano incollate alle valigie e che permettono di fare un giro del mondo virtuale” – aggiunge. 

Peter Pan, ca. 1954

Data l’imponente quantità di raccolte, oltre all’esposizione permanente, il Museo della figurina ne organizza periodicamente di temporanee, suggerite da una serie di input esterni. “Per esempio, accogliamo con piacere le proposte del festival filosofia che si svolge a settembre a Modena” – dice Gramolelli –“ed in occasione di Expo 2015 abbiamo organizzato una mostra divisa in due episodi, Figurine di gusto, che mette in luce le mille sfaccettature del cibo in figurina.”

 “Cibo, fiabe, mondo animale e vegetale, storia, abbigliamento, sport – la lista è lunghissima visto che le figurine possono considerarsi un’enciclopedia per immagini’ – sono trattati in maniera massiccia da questi cartoncini colorati ed è giusto darne conto con mostre ricchissime di immagini” – conclude Gramolelli. 

Il fatto che nel 2015 la Panini abbia organizzato le “figuriniadi”, olimpiadi delle figurine, riproponendo vecchi giochi ed attirando moltissimi appassionati in giro per l’Italia, non fa che confermarne il fascino indiscusso.

Passeggiata nei campi, 1907

written by Claudia Buscemi Prestigiacomo