Addio al regista Bernardo Bertolucci

di Vittoria Zorfini

Ci lascia uno dei più grandi registi italiani, Bernardo Bertolucci si spegne a Roma all’età di 77 anni dopo una lunga malattia.

Il regista di Parma che ha diretto Novecento, Ultimo tango a Parigi, Il tè nel deserto, Piccolo Buddha, viene ricordato per essere stato l’unico italiano ad aver vinto il premio Oscar come miglior regista, con il film L’Ultimo imperatore ma su di lui c’è molto altro da scoprire e ve lo raccontiamo attraverso gli occhi di chi il cinema lo vive in prima persona.

La sua vocazione verso la scoperta del diverso e dei luoghi lontani è un forte elemento distintivo nei suoi lavori. Pensiamo per esempio a Il té nel deserto girato nel Sahara, al Piccolo Buddha realizzato in parte in Nepal o pensiamo al L’ultimo imperatore girato in Cina. Cristiano de Florentiis, direttore artistico dell’Italian Contemporary Film Festival, lo ha intervistato nel 2002 e racconta come “Bertolucci sia sempre voluto andare in cerca del lontano e del diverso”. In questo incontro, all’indomani dell’11 settembre, il regista racconta quale sia stato il motore dietro i suoi film: “Mi sono sempre sentito arricchito dall’aver imparato cose nuove ad avere incontrato culture diverse. Una delle ragioni più forti di quello che sta accadendo è l’ignoranza gli uni degli altri, io credo che in questo tempo noi dovremmo tutti confrontarci, parlare, discutere, cercare di sapere di più su tutto quello che è altro invece che avere paura e respingere quello che è altro”. Un messaggio potente che tutt’ora conserva la sua forza.

Da non perdere

Roberto Zorfini, regista romano, accolto in Canada, consiglia Novecento “in primis perché è capace, tramite il film come strumento, di restituire al pubblico un ritratto di un’epoca e di più generazioni, e lo fa in maniera elegante. È una pittura che resterà per sempre. Inoltre fu una sfida, parliamo di un film che ha avuto molti problemi, è stata una grossa coproduzione italo-francese, è stato un po’ come il Gattopardo per Visconti che però racconta uno spaccato ben preciso, mentre Novecento offre una panoramica molto più ampia, attraverso la borghesia, il popolo, l’aristocrazia, coprendo un vasto periodo. Tra gli altri film da non perdere, assolutamente da vedere l’ultimo imperatore.

Il rapporto con il potere

I suoi lavori sono inoltre ricordati per il racconto che viene fatta della componente politica italiana. Paolo Saporito, studente di dottorato in Italianistica presso la McGill University spiega come “valutare oggi i film ed il linguaggio cinematografico di Bernardo Bertolucci significa non dimenticare il contesto ideologico, sociale e politico da cui emersero. Questi film sorgono dal tentativo di raccontare la deformazione interiore dell’essere umano operata dal capitalismo. Gli anni ’70 rappresentano il decennio in cui il potere, politico ed economico, si diffonde nell’interiorità degli esseri umani. È attraverso i suoi personaggi e i gesti convulsi di questi ultimi che Bertolucci ci sta dicendo dove questo potere ci sta portando e come ci sta trasformando”.

Alla (ri)scoperta

“Soprattutto per chi fa il mio mestiere – racconta il regista Massimo Ferrari e cofondatore della casa di produzione Magaproduction – ma anche per uno spettatore, è chiaro che Bertolucci sia un punto fermo, sembrano parole di circostanza ma devo dire che per me è stato un vero riferimento sia come spettatore, come appassionato e anche come professionista. Lui e Federico Fellini penso siano i due grandi maestri, da un punto di vista anche dell’immagine, della ricerca. Forse sono quelli che più di tutti mi hanno affascinato e coinvolto. La grandezza di Bertolucci sta proprio nel fatto di essere versatile, ha realizzato dei film molto diversi sia grandi film ma anche piccolissimi e più deliziosi. Se ne dovessi consigliare uno, che potremmo definire a basso budget, direi L’assedio. È stato girato a Roma a piazza di Spagna in un appartamento. Si tratta di un film intimo l’ultimo, unico ambiente, pochi personaggi e nonostante questo cattura comunque lo spettatore al pari di film con grandi budget alle spalle. Solo i grandi maestri riescono a dare forza a film girati in piccoli ambienti e con poche risorse, un po’ come ha fatto Polanski. Ricordiamo inoltre che è stato proprio lui a scoprire talenti come Eva Green nel film The dreamers (2003). Non cito quelli che tutti conosco come ultimo tango a Parigi, il conformista anche perché sono più noti mentre film come L’assedio e io e te sono più nascosti, come The dreamers ha scoperto Eva Green che ha lanciato lui, Liv Tyler in Io ballo da sola. È veramente triste dover pensare che non ci sia più e che non possiamo più aspettarci cose nuove, c’è di buono che possiamo scoprire altre sue opere meno conosciute, e riscoprire alcuni capolavori, i suoi lavori hanno sempre qualcosa di nuovo da raccontare”.