The New Canada Food Guide

By Laura Guzzo (IT)

Like the maple leaf, beavers and hockey, Canada’s Food Guide from 2007 is an iconic symbol of Canadiana. Its colourful rainbow layout, depicting the myriad healthy options of foods to eat, was a mainstay in schools and dieticians’ offices across the country.

In an effort to better reflect current information about healthy eating habits, Health Canada recently overhauled the guide, ditching the rainbow for an image of a plate and replacing the emphasis on individual nutrients and food groups with a simple and easy-to-follow message: eat a variety of healthy foods each day.

The visual is simple: a plate filled with a variety of real, whole foods. The recommended rule-of-thumb is to fill half the plate with greens and fruits, and divide the rest between proteins and whole grains (dairy, meat and cheeses are now lumped into the proteins category, as well as non-meat or plant-based options like tofu and pulses).

For Italians who might be used to plates filled to capacity with white pasta, this can be a shift. But what’s not is a new emphasis on the factors surrounding our eating. The guide encourages Canadians to cook more at home, to eat at the dinner table with your loved ones and to take the time to enjoy your food.

Sound familiar?

“Mindful eating, eating with family, sitting at the dinner table is the Italian way. We’re already doing it and doing it well,” says Miranda Malisani, a nationally recognized holistic nutritionist from Toronto and spokesperson and director of health and wellness for Nature’s Emporium.

Pasta consumption aside, the guide is actually similar to the Mediterranean diet favoured by Italians, which is heavy on greens and healthy fats like olive oil, as is the emphasis on eating whole foods and homemade foods.

“I don’t think Italians will have trouble adapting to the new food guide,” says Maria Ungaro-Costanzo, a mother of two from Toronto. She says her family’s diet always included beans and other plant-based foods like lentils and cicoria (both encouraged in the new guide), and dinnertime was always family time.

“When my kids were younger they used to tell me we were weird for sitting at the table for dinner,” she says. “They would tell me that at their friends’ houses, there would be a pot on the stove and everyone would eat when they wanted to.” She says the family always made great efforts to eat together as a way to strengthen their bond. “My husband used to work odd hours but he would always be home at six o’clock for supper, then he would go back to work. The kids knew that this was family time.” One criticism of the new guide is that following it can get expensive. Malisani argues that it’s an investment worth making.

“Quality might be more expensive, but you’re eating less of it. You’ll get more nutrients in organic meat than in mass produced meat,” she says. She also encourages people to grow their own gardens – another thing Italians have been doing since before it was cool. “There’s something so special about seeing something grow and putting it on your table,” she says. So can Italian cooking be tailored to the new recommendations? Ungaro-Costanzo thinks so. “I think the new guide is more conducive to our eating habits than the old one was,” she says.

Maria Sciortino-Nehme, from suburban Montreal, agrees. “When I cook, I make sure that there is a mix of protein and vegetables and I generally stay away from carbs,” says the mother of two. And when the family wants pasta, she finds a way to serve it in a more health-conscious way. “More and more Italian brands are going whole wheat,” she says. “You don’t even notice the difference in the taste. It costs a little more but it’s worth it.”

She’s especially happy to hear about the push to eat together as a family. As a special needs aide in schools, she has seen the negative impact of not enough family time at dinner. “I go out and I see adults interacting with the adults, and the kids interacting with devices,” she says. “They’re so used to technology they have difficulty with social skills. At our home, we always made the effort to eat together. That’s family time. That’s the time where you talk and you get to know what’s going on with their lives – that’s the time you find out things!”

La nuova Guida alimentare del Canada

Accogliere le abitudini alimentari italiane

di Laura Guzzo

Così come la foglia d’acero, i castori e l’hockey, anche la Guida alimentare del Canada del 2007 è un simbolo di Canadiana. Il suo arcobaleno, raffigurante la miriade di cibi sani da mangiare, è stato un punto saldo nelle scuole e negli studi dei dietologi di tutto il Paese.   

Nel tentativo di rappresentare meglio le attuali informazioni sulle abitudini alimentari sane, Health Canada ha di recente revisionato la guida, sostituendo all’immagine dell’arcobaleno quella di un piatto e passando dall’enfasi sui singoli nutrienti e gruppi alimentari a un messaggio semplice e facile da seguire: consumare quotidianamente una vasta gamma di alimenti sani. 

L’immagine è semplice: un piatto pieno di vari alimenti autentici e integrali. La regola generale consigliata è quella di riempire metà piatto con ortaggi e frutta e dividere il resto tra proteine e cibi integrali (latticini, carne e formaggi rientrano adesso nel gruppo delle proteine, così come alternative di origine vegetale senza carne, come il tofu e i legumi). 

Per gli italiani, possibilmente abituati a piatti pieni fino all’orlo di pasta di farina bianca, questo potrebbe comportare un cambiamento. Ma ciò che non risulta nuovo è l’enfasi sui fattori che ruotano attorno alla nostra alimentazione. La guida incoraggia i canadesi a cucinare di più a casa, a mangiare seduti a tavola con le persone care e a concedersi il tempo di godersi le pietanze. 

Vi ricorda niente? “Alimentazione consapevole, mangiare in famiglia e sedere a tavola sono abitudini italiane. Noi già lo facciamo e anche bene,” sostiene Miranda Malisani di Toronto, nutrizionista olistica di fama nazionale nonché portavoce e direttrice per la salute e il benessere di Nature’s Emporium. Al di là del consumo di pasta, la guida è molto simile alla dieta Mediterranea preferita dagli italiani, dove si attribuisce molta importanza alle verdure e ai grassi sani come l’olio d’oliva, e si enfatizza il consumo di alimenti integrali e piatti fatti in casa.

“Non penso che gli italiani avranno difficoltà ad adattarsi alla nuova guida alimentare,” afferma Maria Ungaro-Costanzo, di Toronto e madre di due figli. Sostiene che la dieta della sua famiglia ha sempre compreso fagioli e altri alimenti a base vegetale come lenticchie e cicoria (entrambi promossi dalla nuova guida), e che quello della cena è sempre stato un momento da trascorrere in famiglia. “Quando i miei figli erano piccoli mi dicevano che eravamo strani perché sedevamo a tavola per cena,” afferma. “Mi raccontavano che a casa dei loro amici, c’era una pentola sul piano cottura e che ognuno mangiava quando voleva.” Afferma che la sua famiglia si è sempre impegnata molto per mangiare insieme per rafforzare il legame.  “Mio marito aveva degli orari di lavoro irregolari ma veniva sempre a cena alle sei in punto per poi tornare a lavoro. I bambini sapevano che era un momento dedicato alla famiglia.” Una delle critiche alla nuova guida è che seguirla può risultare caro. Malisani controbatte spiegando che si tratta di un investimento che vale la pena fare. 

“La qualità sarà pure costosa, ma consumi meno. Si ricevono più nutrienti dalla carne biologica che da quella prodotta in massa,” sostiene. Invita inoltre le persone a coltivare il proprio orto – un’altra cosa che gli italiani fanno da prima che diventasse di moda. “C’è un qualcosa di speciale nel vedere crescere un prodotto che si è coltivato per poi portarlo a tavola,” afferma.   

Detto questo, è possibile adattare la cucina italiana alle nuove linee guida? Ungaro-Costanzo pensa di sì. “Credo che la nuova guida favorisca le nostre abitudini alimentari più di quanto facesse quella vecchia,” sostiene.

Maria Sciortino-Nehme, della periferia di Montreal, concorda. “Quando cucino, mi assicuro che ci sia un misto di proteine e verdure e in generale mi tengo alla larga dai carboidrati,” dice la mamma di due figli. E quando la famiglia vuole la pasta, trova il modo di servirla in un modo più sano. “Sempre più marchi italiani offrono pasta integrale,” afferma. “Non si nota nemmeno una differenza nel gusto. Costa un po’ di più ma ne vale la pena.” 

È particolarmente contenta di sentire dell’invito a mangiare tutti insieme in famiglia. Come insegnante di sostegno nelle scuole, vede l’effetto negativo del non trascorrere abbastanza tempo insieme con la famiglia a cena. “Quando esco vedo gli adulti interagire tra loro e i bambini interagire con i dispositivi,” afferma. “Sono così a loro agio con la tecnologia che hanno difficoltà a socializzare. A casa nostra cerchiamo sempre di cenare assieme. È un momento per la famiglia.  È il momento in cui si parla e si scopre cosa succede nelle loro vite – è il momento in cui vengono fuori le cose!”