Bomarzo’s Monster Park is not your usual Renaissance garden


Il Parco dei Mostri di Bomarzo non è il tipico giardino rinascimentale

di Andrew Hind

Giardini di Bomarzo

Nascosto nella tranquilla cittadina di Bomarzo, nelle rigogliose colline laziali a circa 92 chilometri a nord di Roma, rappresenta una delle attrazioni più particolari d’Italia. Mentre la maggior parte dei giardini è progettata per essere bucolica, rilassante e piena di colori, il Sacro Bosco è pieno di statue cupe e grigie che creano un’atmosfera malinconica.

Nonostante la malinconia trasmessa, o magari proprio grazie ad essa, il Sacro Bosco è una famosa attrazione turistica, spiega Philip Curnow, proprietario e cofondatore di Delicious Italy. La sua compagnia, con sede a Roma, gestisce una guida turistica e gastronomica online (www.deliciousitaly.com) per le varie regioni italiane e, dal 2000, offre servizi mediatici e di marketing agli stakeholder del turismo verso l’Italia. “Il Parco dei Mostri di Bomarzo è un’attrazione molto popolare – racconta Philip Curnow – luogo curioso che si presta ad una classica gita con partenza da Roma. Andare all’esplorazione delle statue garantisce un paio d’ore di divertimento ed ombra, una destinazione ideale per i bambini.”

Il Sacro Bosco fu progettato da Pirro Ligorio su commissione del mecenate delle arti e capo militare del XVI secolo, Pier Francesco “Vicino” Orsini. Il giardino rifuggiva i dettami del giardino rinascimentale tradizionale. Al posto della disposizione simmetrica di siepi ben curate, di aiuole fiorite impeccabili e divinità romane scolpite in modo particolareggiato, Orsini decise di riempire il giardino di statue insolite e grottesche posizionate secondo una distribuzione quasi caotica.

Che Orsini stesse cercando di trasmettere un messaggio attraverso le orride creature rappresentate nel giardino? Molti credono che volesse che Sacro Bosco contrastasse il giardino del suo amico, Cristoforo Madruzzo, situato nella vicina Soriano nel Cimino. Il giardino di Madruzzo rispecchia tutto il bene e la luce presenti nel mondo, mentre il Sacro Bosco sembra ideato per raffigurarne l’oscurità e il caos. Si pensa che questo progetto sia il riflesso dei demoni personali che abitavano il suo animo, causati a seguito delle numerose tragedie che lo perseguitavano.

Sperimentò di persona gli orrori della guerra come generale dell’esercito papale, dove, nel 1553, fu testimone della morte del suo amico intimo, Orazio Farnese. In occasione di quella sconfitta, Orsini venne catturato e trascorse anni da prigioniero. Dopo il suo rilascio, Orsini si riunì solo per poco con l’amata moglie, Giulia Farnese, prima che questa morisse. È possibile che il giardino gli sia stato commissionato per alleviare il suo dolore. Indipendentemente dall’obiettivo sottinteso e dal suo significato, oggi il giardino rappresenta una tappa obbligata per i turisti in visita in Lazio, in particolare per quelli attratti dall’insolito.

L’esperienza è memorabile. Dopo aver oltrepassato un arco in pietra cinquecentenario, si entra in un serraglio boschivo di creature tratte dalla mitologia. Ci sono orchi, un mostro marino che emerge affamato dal suolo della foresta e con le fauci spalancate, Cerbero, il cane a due teste a guardia dell’ingresso del mondo sotterraneo dell’Ade, un gigante che squarcia a metà una malcapitata vittima, e un principe demone, l’Orco, a bocca spalancata come se si accingesse a ingoiare le nostre anime. Tuttavia, non tutto è grottesco. “Per me, la statua più straordinaria è quella dell’elefante che trasporta un soldato cartaginese, forse Annibale, con la proboscide” aggiunge Curnow.

Nel giardino si trovano inoltre delle strutture, compresa una casa capovolta in pietra che trasmette una sensazione di vertigine, e il Tempio ottagonale dell’Eternità, che si crede sia un memoriale per l’amata moglie di Orsini e che ospita i proprietari della tenuta che ristrutturarono il giardino alla fine del XX secolo. “Il parco è più grande di quanto ci si possa aspettare – sottolinea Curnow – ma bastano solo un paio di ore per esplorarlo e goderselo.”

A Bomarzo, non considerate solo il tempo necessario per visitare i giardini, suggerisce Curnow. “Vale la pena fare una passeggiata tra i vicoletti e i dettagli curiosi degli edifici del paese – aggiunge – Consiglio di abbinare la visita del Parco Sacro con quella delle rovine etrusche di Castel D’Asso ed Axium vicino Viterbo, e una mattinata o un pomeriggio per fare il bagno nella piscina delle Terme dei Papi, appena fuori Viterbo.”

Sul Sacro Bosco aleggia un’atmosfera di mistero e malinconia; piuttosto che ripugnare, attrae, invita all’esplorazione. Non è dato sapere se Orsini abbia trovato la sua pace in quella cornice, ma sicuramente la dona a ai suoi visitatori.